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La prima volta..

Eccomi a scrivere il mio primo articolo per questo Blog e visto che non ho di meglio per presentarmi vi faccio un po' entrare nella mia grande passione per la musica con questo articolo che ho scritto tempo fa per il giornalino scolastico della mia scuola (anche se quel bastardo di Simo' m'ha cambiato le immagini alla fine..)

Premetto di aver scritto questo breve articolo per i coloro i quali la musica è qualcosa di più del ‘’tunz-tunz’’ del Lola il sabato sera; quindi se siete amanti della dance (definirla musica mi sembra eccessivo), o comunque del pop, vi prego di voltare pagina e passar a qualcos’altro. Probabilmente come inizio sarebbe stato meglio ‘’ho molto gradito l’invito a scrivere per il giornalino scolastico fattomi da alcuni di voi….’’  bla, bla, bla, ma mi hanno detto che qualcuno l’aveva già fatto, e anche in quel caso l’articolo era stato scritto di propria iniziativa…. ma andiamo al sodo.
Voglio concentrarmi in particolare su due dei più grandi gruppi heavy-metal di sempre, entrambi inglesi, i Judas Priest e gli Iron Maiden, insieme fondatori del NWOBHM (New Wawe of British Heavy Metal).
Per quanto riguarda i primi, iniziarono a sfornare album nella metà degli anni ’70 con il grande Rob Halford alla voce, Dwning e Tipton alle chitarre e Hill al basso, senza mai un batterista fisso.  
Caratteristiche fondamentali sono la velocità e la violenza delle chitarre, caratteristiche riprese alcuni anni dopo dagli Iron Maiden con l’aggiunta, se mi concedete, di un tantino di tecnica in più. Se per parecchi anni conservarono un suono tutto sommato orecchiabile, molto rockeggiante, con dei riffs spesso ripetitivi, dagli anni ’90 in poi con ‘’Ram it down’’ e ‘’Painkiller’’ il suono diventa molto più aggressivo e la melodia tende a passare in secondo piano (probabilmente la svolta avviene anche prima, ma non ho avuto la fortuna di ascoltare tutti gli album).
 Certamente uno dei loro album che non può mancare fra i cd di un buon metallaro è ‘’British steel’’, del 1980. Fanno parte di questo album canzoni come Breaking the Law, Grinder, Metal Gods, loro autentici cavalli di battaglia, dove colpiscono fin da subito il carisma e la potenza di Halford, che darà l’Abc, assieme al suo abbigliamento tutto pelle e borchie, a tutti i gruppi metal a venire.
Passando agli Iron Maiden, dopo alcuni anni passati a suonare nei pub dell’Inghilterra, incidono il primo album, omonimo, nell’1980, col leader Steve HARRIS al basso (o se preferite al martello-pneumatico !!), Murray e Stratton alle chitarre, Burr alla batteria e Paul Di’anno alla voce. L’anno seguente esce ‘’Killers’’, con Smith al posto di Stratton. Questi primi album sono chiaramente ispirati ai Judas Priest e, forse a causa della voce particolare di Di’anno, ricordano vagamente il punk (non a caso prima di firmare per la EMI un produttore voleva ingaggiarli come band punk, ma alla richiesta di tagliare i capelli e tingerli di viola si sentì quasi ridere in faccia); già dai primi concerti e sulle prime copertine degli album appare la mascotte del gruppo ‘’Eddie’’. A partire da ‘’The number of the beast’’ col nuovo cantante Bruce Dickinson e successivamente con l’innesto di Nicko Mc Brain alla batteria, le canzoni degli Iron, arricchite dalle grandi capacità vocali di Dickinson, cominciano a mostrare la mentalità manageriale di Harris: i temi diventano sempre più horror e ispirati spesso alla letteratura inglese e i fans si moltiplicano a milioni in tutto il mondo. Seguono ‘’Piece of mind’’, il favoloso ‘’Powerslave’’ e ancora quattro o cinque album fino al sopravvalutato ‘’Fear of the dark’’ del 1992. Con l’uscita di scena di Dickinson la band produce col nuovo cantante Blaze Bailey alcuni tra i peggiori album, fino al recupero di parte dell’antico prestigio col ritorno di Dickinson nel 2000. Dopo questa breve biografia dei Maiden consiglierei l’ascolto di ‘’Iron Maiden’’, ‘’The number of the beast’’ e ‘’Powerslave’’. Ultime annotazioni: anche se ultimamente gli Iron si sono un po’ <<ammosciati>> (Bruce non credo faccia più l’urlo di The number of the beast! Ma soprattutto sono finite le idee!) restano grandi le prestazioni al basso di Harris e alle chitarre del trio (forse anche eccessivo), dal 2000, Murray – Smith - Gers.
 

Pubblicato il 22/6/2005 alle 0.55 nella rubrica Diario.

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